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Home La via barocca Il diario di Sam Jhonson - A Catania per caso 12 Aprile 2009 - Il diario di Sam Jhonson

12 Aprile 2009 - Il diario di Sam Jhonson

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Il mio nome è Sam e sto per entrare in un bar. Un gesto comune, come avviene ogni giorno: Ebbene si, affogo il disastro della mia vita in squallidi bar maleodoranti. Lavoro? No quasi mai . Solo saltuariamente. Il mese scorso ho lavorato giù a Messina per la compagnia ferroviaria. Dodici ore al giorno sotto il sole cocente a sudare alcool. Quell'alcool che ingurgitavamo la sera, nelle piccole baracche di legno, sempre troppo piccole, che ci ospitavano a gruppi di dieci. E il vino ci veniva detratto dalla paga.

Lo compravamo in bottega, che poi non era che una baracca un pò più grande adibita all' uso. Un giorno mentre compravo una bottiglia, vidi in cima alle scale Francesca. Avrà avuto nemmeno  sedici anni, corpo da donna ma viso da bambina. Francesca faceva la puttana. Misi il vino nella sacca e salii le scale e vi giuro che anche uno come me ebbe dei dubbi su quello che stava per fare. Ma scacciai subito i dubbi dalla mia mente. se non con me con quanti altri? quello che ancora non sapeva lo imparerà anche tra le mi braccia pensavo. Con l'esperienza affinerà le capacità. Non faccio nulla di male. E fu cos' che la scopai. Ci tornavo due volte a settimana. fatto sta che tra vino e Francesca, mi ritrovai alla fine del lavoro con meno soldi di quando ero arrivato. Ma ero sopravvissuto un mese. Quelli come me pensano così.

Ma niente più ricordi adesso.

Ci sono sette sgabelli tutti liberi. Mi siedo sul quarto. Al centro. Tre a destra e tre a sinistra, e ordino al barista un whiskey allungato con acqua. Chiedo sempre lo stesso. Lo so, sono noioso anche nelle piccole cose. ero convinto che non ci fosse nessuno nel bar, invece mi si avvicina un vecchio probabilmente seduto in qualche tavolo in penombra. Ha gli occhietti piccoli incavati sotto larghe sopracciglia, quasi calvo, e una folta peluria gli si intravede nelle narici.

<<Ilaria se ne è andata>>

<<Avrà avuto i suoi motivo>> rispondo noncurante.

<<Io amavo Ilaria, L'amavo e lei è andata via>>

<<Le donne son tutte troie piantagrane. Non hai perso niente>>

<<Ilaria era meno troia piantagrane delle altre. La mia Ilaria. E' tornata a casa e mi ha detto così: Me ne vado, amo un altro uomo.>>

<<Visto?Avevo ragione, troie piantagrane>>

 Il vecchio tornò a sedersi sul tavolino in fondo alla stanza e chinò la testa sul petto.                                                                                                    

   <<Povero stronzo>> dissi piano

ma nemmeno a me andava bene con le donne, L'ultima se ne era andata da poco, diceva che non avevo ambizioni, che non pensavo a noi due, che non aprivo la mia mente.

<<Chissà dove leggi tutte quest stronzate>> le dissi <<Magari in uno di quesi tuoi giornali per donne>>

<<Cazzi miei dove l ho letto>> mi rispose << Fatto sta che ho ragione>>

Disse questo, mise le sue cose nella vecchia valigia e andò via. Non obiettai nemmeno sul fatto che la valigia fosse mia. Ne avevo abbastanza. Forse, mi direte, se tu fossi un buon cittadino andresti da uno strizzacervelli. Ma io non sono un buon cittadino. Anzi penso che se lo fossi non avrei nemmeno di questi problemi. I buoni cittadini non hanno problemi. Hanno un buon lavoro, una donna da scopare e l'erba da tagliare nel giardino. Eppure una volta pensai di andare da un medico. Quello che mi era successo mi aveva colpito.

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